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Intervista esclusiva: Linde Lindstrom sul nuovo album dei Daniel Lioneye

9930-image-optimized_57deb4db6e51fIl mese scorso, la rock band finlandese Daniel Lioneye ha pubblicato il terzo album, Vol. III, che contiene i singoli “Aetherside” e “Ravensong”. La band è un side project del chitarrista degli HIM Linde Lindstrom e comprende anche il bassista degli HIM Mige e il tastierista Burton. Questa volta, il batterista Seppo Tarvainen si è unito a loro.

Originariamente costruita nel 2001 come un progetto divertente su cui lavorare per i membri degli HIM, includendo anche il cantante degli HIM Ville Valo alla batteria, i Daniel Lioneye hanno pubblicato il loro primo album, The King of Rock ‘n’ Roll, in Finlandia e Germania. L’album era l’espressione del lato umoristico della band su una base di stoner rock psichedelico.

Hanno continuato ad esibirsi in alcuni festival in Finlandia con il nome ‘Daniel Lioneye And The Joint Rollers’ e, quando la loro musica raggiunse un’audience internazionale, l’album arrivò alle orecchie di Bam Margera, che usò la canzone “The King of Rock ‘n’ Roll” come sigla al suo show di MTV “Viva La Bam”. Nonostante le attenzioni, sembrava che l’album sarebbe stato l’unica uscita, ma nel 2008 Linde decise di voler mettere insieme un album che sarebbe stato completamente diverso dal primo.

Vol. II era un album di rock più duro con una forte influenza black metal. Sono stati esplorati temi come il divorzio, le psicosi, il sesso, la gestione della rabbia e il farsi rispettare e la band ha finito per aprire un tour in Nord America dei Cradle of Filth.

La band ha suonato a sorpresa durante l’annuale celebrazione di Capodanno degli HIM Helldone all’inizio di quest’anno. La performance ha aperto la strada per un altro album e adesso la band è tornata con Vol. III. La band ha trovato il modo per bilanciare i suoni dei primi due album per formare un mix sublime che comprende un sacco di duro lavoro alla chitarra, ma anche più pezzi cantati.

Recentemente, AXS ha avuto l’opportunità di parlare con Linde, che ha parlato della registrazione del nuovo album, del tour della band e del loro futuro.

AXS: Sono passati sei anni dall’ultimo album. Cosa ti ha fatto decidere che fosse il momento per tornare sul progetto Daniel Lioneye e ci puoi parlare un po’ del processo di registrazione?

Linde Lindstrom: Dopo il tour negli USA con i Cradle Of Filth nel 2011, lentamente ma inesorabilmente hanno iniziato ad uscire idee e riff. Non volevo affrettare niente. Al contrario, volevo che le cose accadessero da sole. Così alla fine, nell’inverno del 2014, siamo andati in studio per cinque giorni con il produttore Hiili per registrare la batteria, il basso e le chitarre ritmiche. Dopo ciò, ho registrato il resto delle chitarre e la voce allo studio di casa e Burton ha fatto lo stesso con le tastiere e alla fine Hiili ha mixato tutto.

AXS: Qual è per te la differenza più grande tra registrare qualcosa con i Daniel Lioneye e registrare qualcosa con gli HIM?

LL: La differenza principale per me è che nei Daniel Lioneye canto.

AXS: Secondo te, cosa rende questo album diverso dagli altri due?

DL: Penso che, in un certo modo, Vol. III sia un insieme dei primi due album. Penso anche che sia più accessibile e più facile da affrontare. Spero ci siano dei progressi nei testi e nella produzione. E’ molto difficile da descrivere per me. Sono troppo legato ad esso.

AXS: Hai iniziato questo progetto come una sorta di scherzo/anti stress. Sei sorpreso che sia arrivato dov’è arrivato e cosa pensi che sia dei Daniel Lioneye ha far presa sul pubblico?

LL: Beh, in passato, quando è uscito il primo album, non pensavo assolutamente che ce ne sarebbero stati altri, ma, dopo Vol. II, sapevo che ne sarebbe arrivato un altro. E adesso sono aperto ad ogni cosa possibile e impossibile. Sono abbastanza contento di come è uscito Vol. III. Non ho la ben che minima idea se possa piacere agli altri. Sto semplicemente facendo quello che adesso mi sembra giusto.

AXS: Qual è la tua parte preferita nel fare questo?

LL: La mia parte preferita è semplicemente fare musica.

AXS: Da dove arriva l’idea del video di “Aetherside”?

LL: Abbiamo girato il video una notte a Evitskog. Matti Penttilä e Ili Marttinen sono arrivati con l’idea e abbiamo iniziato a girare. Penso che tutti abbiamo un’idea diversa di cosa accade realmente nel video, ma è arte. [ride]

 

AXS: Avete in programma alcune date in Finlandia, ma ci sono altre date in progetto e c’è una possibilità per una qualche data negli USA?

LL: Un tour in Europa è programmato per dicembre. Questo è tutto quello che posso dire al momento.

AXS: L’ultima volta che abbiamo parlato, stavi suonando a Detroit nel tour USA con I Cradle of Filth e abbiamo parlato del far crescere la vostra fan base fuori da quella degli HIM. Pensi che sia successo e quanto credi che quel tour abbia aiutato a raggiungere questa consapevolezza?

LL: Penso che in un certo senso sia successo e, certamente, tutto quello che fai, i concerti e gli album che realizzi aiutano. Ma ad essere sincero, provo a non pensare troppo a queste cose. Mi devo concentrare sul fare buona musica e suonare dei grandi show. Tutto il resto lo lascio agli altri.

AXS: Guardando al futuro, qual è il più grande obiettivo da raggiungere per la band durante l’anno? Ci sarà l’Helldone quest’anno e se sì, pensi che i Daniel Lioneye faranno un’altra apparizione?

LL: Il più grande obbiettivo per me era fare questo album. Tutto il resto è un bonus. Sono il tipo di persona che prende le cose come vengono, non programmo mai niente. Non abbiamo deciso se ci sarà l’Helldone quest’anno o no. Probabilmente faremo un incontro per parlarne presto. A causa di questo, non è chiaro quali band saranno sul palco. [Dopo l’intervista è stato annunciato che a causa dei vari side projects dei membri degli HIM e siccome non sono potuti tornare in studio, non ci sarà l’Helldone nel 2016 ma tornerà nel 2017.]

AXS: Ho visto che hai fatto qualche lezione di chitarra per Backstage Secrets. Ti sei divertito a condividere le tue tecnologie e conoscenze con altri? Per quelli che non sono avezzi al tuo lavoro alla chitarra, cosa vorresti far loro sapere a riguardo del tuo stile distintivo?

LL: Come prima cosa, ero molto scettico a riguardo di queste lezioni di chitarra perchè non mi considero un insegnante. Ho dato alcune lezioni di chitarra in passato ma questo era diverso. Fin’ora, è stato fantastico! Non vedo l’ora arrivi la master class di chitarra a San Pietroburgo l’11 settembre. Il mio eccellente tecnico della chitarra, Kimmo Aroluoma, mi raggiungerà e probabilmente finirà col condurre la conversazione. Alla fine, sono un suonatore di blues. Questo è tutto quello che c’è da sapere!

AXS: Infine, sembra che tu abbia sempre qualcosa in cantiere per quanto riguarda la musica, ma qual è la cosa che preferisci fare oltre questo nel tuo tempo libero? Dove possiamo trovarti quando hai bisogno di un po’ di tempo per rilassarti?

LL: Amo stare lontano dalle persone e amo fare lunghe passeggiate con il mio cane. Amo anche fare la sauna e dopo nuotare: combo perfetto! Davvero molto rilassante.

AXS: Alcune ultime parole per i fans?

LL: Vi auguro il meglio! Se avete del tempo libero, ascoltate Vol. III. Spero vi piaccia! Venite anche a vederci dal vivo!

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Fonte

Traduzione  italiana  di Katia Arduini – Revisione a cura di Claudia Micacchioni.

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

 

“La Conoscenza è lì per essere condivisa, non per essere nascosta” – Intervista con Linde Lindstrom (HIM & Daniel Lioneye)

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Domenica 11 Settembre il Backstage Secrets ha accolto Mikko ‘Linde’ Lindstrom (HIM & Daniel Lioneye) e il suo tecnico della chitarra Kimmo Aroluoma a St. Pietroburgo per un incredibile masterclass di 4 ore. Sono accorsi all’evento fan entusiasti da tutto il mondo, così come persone che hanno visto da casa l’intero evento via streaming. Durante la master class, Linde e Kimmo hanno coperto una grande varietà di argomenti circa la guitar rig di Linde e hanno svelato molti segreti per raggiungere il suo incredibile e unico tono di chitarra. Per tutta la sessione, Linde ha suonato tracce degli HIM e dei Daniel Lioneye (incluse quelle di Vol III) e ha risposto a diverse domande del pubblico, sia di quello che si trovava a St. Pietroburgo sia di quello che guardava via internet.

Adam Jessop del Backstage Secrets ha avuto il piacere di intervistare Linde dopo l’evento per scoprire i suoi pensieri sulla presentazione della master class e sul lavoro con il Backstage Secrets. Ha anche colto l’opportunità di chiedere alcune cose sulla guitar rig, l’ultimo album rilasciato dai Daniel Lioneye (e il suo tour Europeo) e sulla sua vita da chitarrista al di fuori di una band.

Backstage Secrets: Ciao Linde. Come stai?

Linde: Bene! Abbiamo appena finito la master class che è andata bene.

BS: Fantastico. Quindi hai appena finito la master class di chitarra con Backstage Secrets. Come ci si sente nell’averlo fatto?

Linde: Oh è stato grande. Mi sono sorpreso di quanto sia stato veloce. Sono state quattro ore ma è sembrato niente.

BS: Sì lo stesso, io stavo guardando ed è andato tutto abbastanza veloce. Quindi lo si sente come un grande passo nella tua carriera? Essere improvvisamente non solo uno che suona la chitarra ma qualcuno che ha classi, lezioni e cose del genere su di essa. Come ci si sente?

Linde: Sì, a essere onesto è abbastanza strano. Sai, io che do lezioni di chitarra, ma grazie a Dio ho il mio tecnico con me che fa la maggior parte della conversazione!

BS: Quindi come sei salito a bordo del programma di Backstage Secrets? Qual è stata la preparazione per esso?

Linde: Tim Palmer ha suggerito che diventassi un residente di Backstage Secrets. Così ho incontrato Konstantin a Helsinki ed è iniziato tutto da lì. Abbiamo fatto una masterclass alla Finnvox con Brina Virtue e poi anche una piccola sessione nel negozio Kimmo a Helsinki. E ora questa è la terza. Quindi non è come se lo avessi fatto sempre, ma è ancora fresco.

BS: Come ci si sente in realtà a rivelare i tuoi segreti da chitarrista al pubblico? Sei felice che le persone si avvicinino al tuo tono? O ti senti come un mago che ha appena rivelato i suoi segreti?

Linde: No, penso che la conoscenza sia lì per essere condivisa, non per essere nascosta. E in ogni caso non si vuole copiare la roba di nessuno. Quindi l’informazione potrebbe uscire fuori. Non si è in grado di suonare come me o come qualcun altro se ci si prova. Non si tratta di marcia, il suono è tutto nelle dita in fondo.

BS: Si questa è la cosa principale che ho portato fuori dalla classe in realtà; prima di ogni pedale o amplificatore sono coinvolte le dita da cui parte tutto. Ok, ho alcune domande sulla tua guitar rig. Un po’ sono state risposte durante la master class ma ne ho ancora alcune di cui mi piacerebbe parlare. Quindi, quanto spesso cambi in realtà la rig? Nel corso degli anni sei passato dalla Marshall alla Laney e ora alla recente 5150. Cosa influenza le tue scelte?

Linde: Sì, la 5150 ho voluto aggiungerla per sostanza e forza e penso che la mia attrezzatura e la rig cambino a ogni tour praticamente. Dopo ogni album, quando si torna alle prove e si prova a riprodurre il suono live, si deve pensare sempre a “cosa si deve cambiare” e così via.

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BS: Lo fai da solo o lo fa Kimmo? Ti trova lui i pedali da provare o lo fai da solo e pensi “Oh mi piace questo! Provo ad adattarlo da qualche parte”

Linde: Beh, l’ultima volta sono andato al suo negozio, ho preso circa 40 pedali e li ho portati allo studio, solo per provarli tutti. Noi potremmo avere un’idea del tipo di suono che stiamo cercando così ne parliamo con Kimmo che cercherà di raggiungerlo e produrlo.

BS: Quanto ascolti Kimmo? Segui i suoi consigli su tutto in termini di cose come la messa in scena e l’ordine degli effetti? O qualche volta dici solo “No, farò a modo mio, mi piace questo”.

Linde: A volte sì, ma generalmente l’idea migliore è ascoltarlo. Lui è più bravo di me.

BS: Hai mai sentito un termine chiamato “GAS”? ‘Guitar Acquisition Syndrome’. Questa cosa per cui i chitarristi sono come “Oooo ho ottenuto quello, voglio questo, ho bisogno di quello”?

Linde: Sì è facile entrarci. Con la registrazione a casa hai il tuo piccolo studio e finisci di provare circa un milione di plugin e in realtà non ti concentri sulla musica. Ti perdi facilmente con tutti gli attrezzi.

BS: Sì sicuramente, devi sempre avere un po’ di gioco in giro con quello che hai. Ricordo cosa hai detto durante la class su Mickey Mouse e cose del genere. Devi solo suonarci intorno. Okay, ora passiamo un po’ a Daniel Lioneye. L’opinione generale è che Vol III sia il tuo lavoro più lucido. Sei d’accordo con questo?

Linde: Beh penso che sia il migliore dei tre album sicuramente e penso che abbiamo finalmente trovato ‘quel’ suono.

BS: Per quanto riguarda gli album precedenti, da quelli c’è ancora qualche traccia che rimane tra le tue tracce preferite?

Linde: Sì dal primo amo ancora King of Rock and Roll e International Pussy Lover è una delle mie preferite di tutti i tempi. Da Vol II The Mentat. La suoniamo ancora live.

BS: Ho visto che l’hai suonata dal vivo recentemente, è stato bello vedere questo lancio. Hai intenzione di suonare altri classici?

Linde: Da Vol II abbiamo un po’ di canzoni in mente, ma… non ricordo il nome… merda…

BS: Kiss of the Cannibal? I Saw Myself?

Linde: Sì, Kiss of the Cannibal era una di quelle, ma mi sono reso conto che il riff è simile a Aetherside quindi volevo toglierla.

BS: Quindi nel nuovo album il tuo famoso suono ‘wah’ è praticamente inesistente. Qual è la ragione che sta dietro di questo? Volevi fare qualcosa di diverso o semplicemente sentivi che non si adattava?

Linde: Beh, la cosa è andata così, ho fatto versioni demo di tutte le canzoni. Demo prototipo di loro, con tamburi programmati, e ho registrato gli assoli in presa diretta e mi sono piaciuti così tanto che non ho voluto farli di nuovo. Sono stati registrati senza un pedale wah. Così ho bloccato le demo. Questo mi succede spesso con gli assoli, la prima registrazione è sempre la migliore e quando inizio a pulirli va di merda!

BS: Sì, è come se perdessi ‘l’essenza’ iniziale e la passione dopo la prima registrazione. Ok, così siete in tour al momento; com’è suonare per un pubblico più piccolo rispetto ai grandi festival e arene. È più intimo o intimidatorio?

Linde: dico che i posti più piccoli e le audience più piccole sono più intimidatori rispetto a quei posti da 20.000 persone; non sembra vero. Anche il pubblico è molto più lontano, e non vedi nessuno in faccia, ma quando suoni nei piccoli club sono tutti vicini al tuo viso.

È molto personale.

BS: C’è stato qualche fan esageratamente entusiasta di recente ai vostri concerti?

Linde: Beh, certamente ci sono sempre fans entusiasti, ma sai… le persone sanno come comportarsi!

BS: Quindi c’è qualcosa al momento del tuo lavoro con i Daniel Lioneye che porterai negli HIM? Manterrai questo approccio metal ‘più pesante’ anche lì?

Linde: Beh… non so come sarà il sound futuro degli HIM. Quando prendi una pausa e nel frattempo fai qualcosa di diverso, si riflette sempre anche nelle cose degli HIM. Sub consciamente o anche se non ci pensi, accadrà.

BS: Ok, passiamo ad alcune domande sulla tua attività di chitarrista al di fuori dalle bands, tipo a casa. Come ti eserciti a casa? Suoni le basi o semplicemente ti eserciti da solo con la tecnica?

Linde: Suono le mie cose. Suono una chitarra acustica perché le corde sono più spesse e più alte ed è più difficile suonarla. Quando mi esercito con quella poi è più facile suonare con la chitarra elettrica, perciò lo trovo abbastanza utile.

 

BS: Ok, e a casa quanto sperimenti? Semplicemente ti siedi con i pedali e i settings, sei abbastanza coinvolto in questo?

Linde: Sì certamente. Mi perdo spesso con queste cose. Ed è molto divertente!

BS: Sì decisamente! Quando tempo perdi in internet cercando cose per la chitarra? Guardi recensioni, forum, video su Youtube?

Linde: Guardo alcuni dei miei show preferiti degli SYL su Youtube, o i miei show preferiti di Iggy. A volte guardo Gearslutz e cose del genere quando sto cercando certe informazioni su alcuni pedali o cose del genere. Ed è forte perché tutto è in internet al giorno d’oggi; se vuoi sapere qualcosa lo puoi scoprire molto velocemente.

 

BS: Sì internet va bene per questo. Palando di Youtube, guardi le cover delle tue cose? Ti piace ascoltare le persone che lo fanno, o non vuoi sentire le tue canzoni brutalmente uccise?

Linde: No, per niente! Penso che sia fantastico quando le persone fanno le cover. E’ sempre divertente guardarle. Non penso mai “come osa rompere la mia canzone ” non è mai così.

BS: Sì, a volte c’è chi le fa a modo proprio. Non è come la suoni, o qualcosa che puoi interpretare come ‘suonato male’ ma dev’essere carino sentirne una ‘versione’ diversa.

Linde: Sì non riguarda questo. Quando qualcuno fa una cover di una canzone mia l’apprezzo molto.

BS: Ok, un’ultima domanda… I dreadlocks… Qual è il loro futuro?

Linde: Haha! Beh sì, stanno ancora crescendo. Sono diventati abbastanza grandi!

BS: Sì ricordo quando hai iniziato a farli crescere intorno al periodo di Deep Shadows, e poi circa 7 o 8 anni fa li hai tagliati.

Linde: Sì, stavano diventando troppo lunghi, troppo pesanti e così un giorno mi sono stancato e ho preso un coltello e li ho tagliati.

BS: E com’è che adesso li tiri indietro? Sono finiti i tempi in cui li tenevi penzoloni davanti alla tua faccia?

Linde: Beh, sembra più figo… ma è così fottutamente fastidioso averli davanti alla faccia.

BS: Sì, posso immaginare che diventino d’intralcio quando stai suonando. Hai mai avuto un qualche incidente suonando dal vivo? Come loro che s’incastrano nelle corde?

Linde: Sì molto tempo fa. Questo è un altro motivo per cui adesso sono indietro – ride.

BS: Ok, bene è stato un assoluto piacere parlare con te Linde. Grazie per aver fatto la master class con noi di Backstage Secrets, e speriamo di lavorare ancora con te in futuro.

Linde: Sì, grazie Adam. Ti auguro il meglio!

 

BS: Ti auguro il meglio. Grazie Linde!

 

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Traduzione  italiana  di Katia Arduini e Claudia Micacchioni – Revisione a cura di Claudia Micacchioni, Katia Arduini e Floriana Pugliese.

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

 

Intervista a Daniel Lioneye by Chad Bowar

daniel-lioneyeSono passati sei anni dall’ultimo album dei Daniel Lioneye. Il frontman della band è il chitarrista degli HIM Linde Lindstrom, voce e chitarra nei Daniel Lioneye. Il resto della line-up include i suoi compagni degli HIM Migé e Burton, rispettivamente al basso e alla tastiera, insieme al batterista Seppo Tarvainen. Il loro ultimo album è Vol. III. 

Ho raggiunto Lindstrom per parlare del nuovo album dei Daniel Lioneye e altri argomenti. 

Chad Bowar: Come hai messo insieme la formazione per Vol. III?

Linde Lindstrom: Tornando indietro nel 2011, dopo l’uscita di Vol. II, abbiamo fatto alcuni spettacoli in Finlandia e un lungo tour americano di supporto ai Cradle of Filth con questa formazione e tutto sembrava giusto. Per me era ovvio che questa sarebbe stata la scaletta per Vol. III.

Come confronteresti il processo di scrittura rispetto ai primi due album dei Daniel Lioneye?

King of Rock ‘n Roll è stato scritto, registrato e mixato in cinque giorni, pur essendo molto ubriaco. Per quanto riguarda Vol. II, alcune delle canzoni sono state scritte quando ero un adolescente e altre erano nuove. È stato un approccio molto diverso rispetto al primo album e questa era l’idea. Dopo aver terminato il tour di Vol.II  nel 2011, i riff e le idee hanno iniziato ad apparire. Ho realizzato dei Pro Tools demo e li ho inviati alla band. I miei testi demo quasi onomatopeici non avevano molto senso, così Migè li ha riscritti.

Come si è evoluto il sound della band in questo disco?

Penso che si sia evoluto molto. E in un buon modo. Io ancora amo molto il sound del primo album, in particolare la padronanza di quell’ album è sorprendente. Vol. II suona piuttosto incasinato è questo il punto. È un album abbastanza impegnativo lo ammetto. Funziona meglio con delle buone cuffie e un volume alto, pur essendo già alto. Questo album è più facile da approcciare rispetto  a Vol. II. La band è rilassata, si gode il ritmo ed è dura allo stesso tempo. Si può sentire la band suonare, il che è raro di questi tempi. Inoltre, ero più sicuro delle mie parti vocali così si possono effettivamente sentire.

Che cosa ha ispirato i vostri testi questa volta? 

Come ho detto prima, Migé ha scritto la maggior parte dei testi. Siamo sulla stessa frequenza quindi li sento lo stesso molto personali. La crisi esistenziale/depressione è uno dei temi dell’album.

Com’ è diversa la versione 2016 di “Neolithic Way” di quest’album rispetto all’ originale?  

Credo che “Neolithic Way” spiccava di più su Vol. II e che non ha ottenuto il trattamento che meritava. In Finlandia abbiamo questa cosa chiamata “juostenkustu.” Questo è quello che mi sembrava su Vol. II. Abbiamo preso un po’ il ritmo e le voci sono più udibili tra le altre cose. Ha anche aiutato il fatto che abbiamo suonato questa canzone dal vivo un paio di volte durante il tour 2011. Sono così contento di averlo fatto di nuovo. Molto soddisfatto dalla nuova versione!

Molto è cambiato nel settore della musica dal tuo ultimo album con i Daniel Lioneye. Come si fa ad impostare le aspettative per un album?

Non imposto alcuna aspettativa a tutti. Come potrei? Basta prenderla come viene.

Con gli altri impegni, quanto siete in grado di stare in tour per questo disco? 

Suoneremo cinque spettacoli in Finlandia all’inizio di settembre e stiamo lavorando su alcune date europee. Questo è tutto quello che posso dire al momento.

Qual è stato il più memorabile spettacolo live dei Daniel Lioneye?    

L’intero tour 2011 negli Stati Uniti è stato incredibile! Grandi spettacoli e così tanti grandi ricordi! Conoscere i ragazzi dei Nachtmystium è stato uno dei punti salienti. Se dovessi scegliere uno spettacolo, probabilmente sarebbe quello al Nokia Theatre di New York.

Farai un master class di chitarra in Russia a Settembre. Quanto è gratificante trasmettere le tue conoscenze agli altri?

È molto gratificante. Non vedo l’ora di fare questo viaggio!

Chi sono alcuni chitarristi della generazione più giovane che ritieni abbiano grande talento?  

Non sono sicuro di cosa si intenda con giovani generazioni, ma ad essere onesti, non sono particolarmente colpito da tutti i nuovi chitarristi. Dove sono? Forse io non seguo abbastanza attivamente la nuova musica. Quando provo a pensare a qualche giovane chitarrista di interesse, non mi viene in mente nulla. Potrebbe essere colpa mia però.

Qual è lo stato del prossimo album degli HIM? 

Non ho nessuna novità a riguardo, mi spiace.

C’è qualcos’altro che desideri menzionare o promuovere? 

Beh, Spero che apprezzerete il nuovo album e vi ringrazio molto per questa intervista!

 

 

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Traduzione  italiana  di Floriana Pugliese – Revisione a cura di Claudia Micacchioni

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

 

Ville Valo “Amore, Droghe, Morte” (e HIM)

Quando abbiamo visto questa lunghissima intervista a Ville pensavamo si trattasse di una nuova ed entustiaste ci siamo buttate nella traduzione. Per poi renderci conto che erano cose che in moltissimi altri articoli avevamo già avuto modo di tradurre e leggere… e capire che altri non era che uno degli articoli contenuti nella Fanpack del 2012 uscita in edizione limitata con il cd di Tears on Tape!

Ormai era troppo tardi per lasciar perdere e abbiamo pensato che ai fan italiani fa sempre piacere leggere il nostro logorroico leader parlare del più e del meno… quindi gustatevela, in attesa che torni presto a parlarci del nuovo progetto della band!

*Lo staff Faith*

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tumblr_mr38omqAlM1se2peao5_1280Nella sua intervista più rivelatrice, Ville Valo parla degli inizi, delle rotture e del fatto di essere un sex symbol.

Poche persone hanno la buffa autoironia di Ville Valo. Gli HIM possono aver collezionato più di otto milioni di vendite dalla loro creazione ad Helsinki 21 anni fa, diventando la più grande esportazione musicale finlandese di sempre, ma il loro frontman può far scoppiare la bolla di pomposità e pretese – non ultimo la sua – con una battuta ben finalizzata.

Il maestoso Ville è in ottima forma.

Sembra ben tenuto e rigenerato, come un personaggio di una poesia di Byron. Il suo inglese impeccabile farebbe vergognare molti madrelingua, ed è abbastanza coinvolgente e candido da parlare di tutto, dai suoi incontri adolescenziali con l’occulto, al lavorare nel sex shop del padre, fino al suo punto più basso raggiunto all’incirca all’epoca dell’album del 2007 Venus Doom.

Visto che la loro carriera è stata, come la chiama Ville, “una corsa sulle montagne russe”, c’è tantissimo di cui parlare.

«Fai del tuo peggio», dice con un sorriso.

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La tua ultima uscita Tears On Tape era l’ottavo album degli HIM. Diventa più facile?

«No, diventa più dura.» , ride.

«Man mano che invecchiamo, ci sono un sacco di notti insonni. No, credo che bisogna sfidare se stessi, far finta che si sta reinventando la ruota.

È questo il rock’n’roll, giusto? Essere un bastardo egocentrico.»

 

Come sai quando è il momento per fare un nuovo album? Ti alzi una mattina e vai, “Ok, facciamolo!

«No, è il saldo della carta di credito. E non è tanto bella adesso. Non riusciamo più a pagare le tasse, non posso cambiare le corde della mia chitarra acustica. Questo è uno dei motivi.

Ma no, è un bisogno. Un impulso molto primordiale e sessuale. Almeno a livello intellettuale.»

 

Vorresti spiegare il titolo dell’album?

«Tears On Tape è stata una delle prime canzoni che ho scritto per l’album. E ovviamente, è un titolo semplice: è facile da ricordare, è molto HIM…

Ma la risposta onesta, sincera è che fa riferimento alle lacrime versate dai nostril idoli – quelle di Ozzy e di Robert Plant, – le persone che hanno messo le loro emozioni su nastro in passato, creando pezzi d’arte che ci hanno spinto ad andare avanti durante questi anni.

Si tratta del potere curativo della musica hard rock. È questo il significato per me.

E suona meglio che Tears On CD. O Tears On Digital Ones And Zeros.»

1366043054_him_combined-4C’è un tema o un concept dietro all’album?

«Per quanto riguarda i testi, sono super lento e sono sempre stressato, perciò scrivo tutti i testi in una settimana. Quindi c’è un tema in questo senso, nel senso che tendo a scrivere di quello che accade intorno a me, più o meno.

Musicalmente, era uno stato d’animo che stavamo cercando – cercando di catturare l’incontro fangoso tra i riff alla Electric Wizard-Kyuss-Black Sabbath e quelli più deboli alla Roy Orbison.

E mettere questi elementi insieme in un miscuglio che funzionasse, invece di fare un pezzo alla Roy Orbison e poi uno metal. È bello suonare la chitarra acustica e fingere di essere degli anni ‘50, mentre la band sta fingendo … qualsiasi cosa stiano fingendo.

Fino a quando fingiamo tutti.»

 

L’album ha richiesto molto tempo per farlo. Qual è stato il ritardo?

«È stato straziante. Ad essere onesto, quando abbiamo iniziato non suonava bene. Ero un pò frustrato di questo, ed eravamo stanchi della musica reale, e tutto ad un tratto, il nostro batterista, Gas ha iniziato a sentire questo male alla mano. Hanno scoperto che aveva alcuni nervi danneggiati e nello stesso tempo un disturbo degli arti superiori da lavoro (RSI). La cosa frustrante era che i medici non potevano dire a) se sarebbe stato di nuovo capace di suonare e b) quanto tempo fosse necessario per guarire, sempre se fosse guarito. Quindi avremmo dovuto aspettare 30 giorni e i dottori erano come “No, devi aspettare un altro mese, e un altro mese e un altro ancora.”»

Deve essere stata dura sia per te che per la band…

«Ognuno di noi ha iniziato a perdere le speranze. Era come “La band si romperà? Cosa succederà?” Avevamo una crisi esistenziale che ci ha permesso per la prima volta di riflettere un po’: “Cosa significava per noi la band? Cosa significavamo l’uno per gli altri? ”

Poi abbiamo fatto un grande incontro per capire il da farsi: “Dovremmo prendere qualcun’altro per suonare se lui non può farlo?” Gas era all’incontro, non volevamo parlare alle spalle di nessuno. Abbiamo discusso le diverse opzioni. “Dovremmo iniziare a lavorare con qualcun’altro e quando Gas si sentirà meglio lui rientrerà nella band?”

Ognuno di noi stava per piangere e abbiamo detto “No, non possiamo farlo. Aspettiamo.”»

E ancora non sapevate quanto tempo ci volesse per il suo recupero?

«No, è stato di cinque mesi. E ci sono voluti altri tre mesi. Otto mesi in tutto.

E poi ha detto “Penso che sia il tempo di andare in sala prove e provare”.  Siamo andati e abbiamo suonato quattro notti consecutive, abbiamo fatto un concerto vero e proprio ogni sera, un’ora e mezza. E ogni cosa era perfetta, e questo ha dato alla band un sacco di energia e fede.

È stato ritrovare la passione per la musica, verso il gruppo e verso i ragazzi.»

Ci sono stati lati positivi che sono venuti fuori?

«Si deve pensare agli ostacoli come sfide, o che i problemi si devono risolvere in un modo o nell’altro. E questo mi ha permesso di passare molto tempo a lavorare sulle canzoni, ed è stata una buona cosa. E ciò ha permesso ad ognuno di noi di prendere una pausa, giusto per rilassarsi un pò.

È stata una buona cosa. Penso che l’album sarebbe stato molto più debole se non avessimo subito il danno.»

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Vi siete avvicinati alla separazione in quel momento?

«Siamo sempre separati in qualche modo. Siamo piuttosto energici. Soprattutto perché siamo ua band che gira molto. Lo abbiamo fatto per così tanto tempo che si inizia a pensare “Questo è tutto, questo è tutto!” Bisogna avere questi momenti difficili.

È una riunione ogni volta che rientriamo in sala prove.»

Lo avete fatto per molto tempo…

«Sì, abbiamo iniziato nel 1992. Avevo tipo 15 anni. Eravamo io Migé e un batterista. Io suonavo un basso a sei corde. Abbiamo discusso sul nome della band. Ma poi Migé dipinse “His Infernal Majesty” nel suo bagno. L’intera conversazione si è fermata sul nome “È lì, non possiamo cambiarlo, questo è tutto!”.»

Hai conosciuto gli altri dopo?

«Migé e Linde li conoscevo da quando avevo circa dieci anni. Siamo andati nella stessa scuola. Migé è andato a scuola superiore con Burton, il tastierista. Ci conoscevamo da anni. È una benedizione e una maledizione. È difficile lavorare con i tuoi migliori amici, ma allo stesso tempo hai una spalla su cui piangere sul tourbus.  Le persone si preoccupano veramente.»

 

 

Sembra una famiglia…

«La Famiglia Addams, forse. Ma è comunque una famiglia.»

 

Torniamo un pò indietro. Hai avuto un’infanzia musicale?

«No. Mio padre non cantava per niente, ma i miei genitori ascoltavano un sacco di musica. Loro mi hanno raccontato storie sull’ascolto della vecchia musica folk tradizionale Finlandese e questo era la sola cosa che potesse farmi smettere di piangere. Ricordo mio padre che mi prendeva e mi faceva ballare intorno alla musica. Prima di avere un sexy shop era un tassista e aveva la radio accesa tutto il tempo quando mi veniva a prendere alla scuola materna e a scuola. Ho ascoltato un sacco di musica quando ero un ragazzo.»

 

Qual è stato il tuo primo strumento?

«Ho iniziato a suonare il basso quando avevo otto anni. Ho continuato per un bel pò.»

 

E ricordi la prima canzone che hai scritto?

«Oh sì. È terribile. Ce l’ho su una casetta da qualche parte. Non ricordo come si chiamava. Può darsi che non abbia un titolo. Era un piccolo pezzo strumentale, una copia in piena regola di Steve Harris. Suonava terribilmente e sembrava terribile. Ma questo è l’unico modo per imparare, facendo errori.»95a934d9-c9ef-43fa-aab2-70ff1818261d

 

Quando hai inziato a fare concerti?

«Avevo circa 14 anni. Ho suonato tipo in sette band in una sola volta. Ero “il bassista”. Ho suonato il reggae una notte, un’altra la Dixieland, e un’altra notte ancora il rock ’n’ roll. Iniziai a suonare la batteria e andai in un gruppo punk. In questo modo ho iniziato ad assaggiare la birra. Linde suonava la chitarra. Era un traffico losco.

Lo abbiamo fatto per un pò e poi si vede chi è appassionato e chi no lo è. Come quando un hobby inizia a svilupparsi e diventa un’ossessione. Si vede chi è appassionato e chi no. Alcune persone hanno iniziato a studiare, altre sono andate via e hanno fatto qualcos’altro. Solo io e Linde eravamo seri su quella cosa e poi io e Migé. Dopo Migé ha fatto il servizio militare ed è stato fuori dal giro per un pò. Così abbiamo formato gli HIM due volte, una con Migé e dopo quando era rasato, nei boschi, con un AK-47.»

Tu hai fatto il servizio militare?

«No. Grazie a Dio ho avuto l’asma. Questò è stato il mio modo per uscirne. Il tempo per farlo sarebbe coinciso con il momento in cui abbiamo firmato. Ottenere un contratto discorgrafico è così difficile che non potevamo perdere tempo. Linde ha ottenuto quello che noi chiamiamo le carte rosse, significa che sei malato di mente, incapace per la guerra.»

 

Ha finto, vero? Non è realmente matto?

«È difficile dirlo. La giuria indaga ancora…»

 

 

Ricordi il primo concerto degli HIM?

«Era la notte di Capodanno tra il ’92 e il ’93, in un piccolo club. Tutti gli amplificatori saltarono in aria, c’erano venti persone ed è stato terribile. Ma io sembravo fantastico, così andò bene. Avevo suonato il basso in una marea di band diverse della scena club locale, quindi sapevo com’era stare su un palco.»

 

Avevi cantato prima?

«Non proprio. Era la prima volta. Intorno al ’94 abbiamo fatto il nostro primo demo. Io suonavo la batteria e cantavo e Linde suonava il basso e la chitarra. Con questa demo, stavamo cercando di trovare un cantante appropriato. Allo stesso tempo, io mi stavo allenando vocalmente in segreto. Saltavo la scuola e ascoltavo Angel Dust dei Faith No More, Ritual De Lo Habitual di Jane’s Addiction e della roba reggae- sono un grande fan del raggae. Facevo questo ogni giorno quando tornavo a casa.

Volevo provarci, ma dato che avevo suonato alcuni strumenti sul palco, mi faceva strano stare lì con un microfono. Questo probabilmente è il motivo per cui ho iniziato a fumare.

Il fumo e una bottiglia di vino rosso ti danno qualcosa a cui aggrapparti.»

 

Com’era la scena locale di Helsinki all’epoca?

«La scena era abbastanza vasta ma piuttosto incestuosa. Un sacco di persone che suonano nelle stesse band e che visitano gli stessi club. Ma allora molte band non erano così serie. A metà degli anni ’90, era impossibile pensare che una band finlandese avrebbe avuto un successo internazionale, o che avrebbe mai fatto un tour all’estero. Perciò era come se lo facessimo per divertimento e per la birra. Abbiamo fatto così per molto tempo.»

 

Cosa è cambiato?

«C’è stato un momento in cui ho pensato che avevamo bisogno di prendere le cose un po’ più seriamente, fare un ulteriore passo avanti, cercare di capire tutto. E ci sono voluti secoli, come sempre. Abbiamo fatto un sacco di demos, ed erano tutti merda. E poi abbiamo trovato l’oro quando abbiamo avuto l’idea di suonare Wicked Game di Chris Isaak. L’abbiamo inserita in un demo, e in due settimane abbiamo ottenuto un contratto con la BMG in Finlandia. Questo era folle, perchè era una major.»

 

Dov’eri quando hai ricevuto al telefonata?

«Ero seduto nella vasca. È stato prima dei cellulari, e il mio telefono stava squillando. Ero bagnato fradicio e saltellavo al telefono. C’era questo tizio che diceva, “Sono tizio-caio della BMG Finlandia.” Ho pensato che fosse un amico che mi stava facendo uno scherzo e stavo per riattaccare. Ma si è rivelato essere vero. Ricordo il primo incontro con loro. Non sapevo cosa aspettarmi, così ho indossato il mio abbigliamento anni ‘70. Sembravo Jim Morrison fatto di acido: grande cappotto di pelliccia, pantaloni super scampanati, super-zeppe… fumavo, probabilmente avevo in mano una birra.»

 

Ha funzionato, anche se…

«Alla fine è andata. È divertente, un sacco di quelle cose che le persone considerano essere ‘rock’n’roll’ sono basate sull’insicurezza. Ti nascondi dietro lo sfarzo. Marc Bolan si pensava fosse insicuro quando ha iniziato. Tutto questo eccesso, sono solo strumenti, provare ad essere accettato.»

 

A questo punto eri quello che stava spingendo gli HIM?

«Sono sempre stato il più serio, il ragazzo che faceva schioccare la frusta. Ma se senti il sapore di qualcosa che hai sempre voluto diventasse realtà, non c’è motivo di sputarci sopra. Alcune persone si spaventano, tipo, *voce indecisa*  “Ah, bene, forse voglio fare qualcosa di diverso …”

Ma io ero tipo, “Vediamo fin dove possiamo arrivare.”

L’EP uscì, penso fosse in 500 o 1000 copie. Abbiamo fatto comprare una copia a tutti I nostri genitori e parenti. Ho speso tutti i miei soldi comprandone un paio di copie. Poi hanno iniziato a suonare Wicked Game alla radio, e ci siamo fatti un paio di amici, e fu allora che iniziarono a passarci alla radio.»

 

Lavoravi ancora nel sex shop di tuo padre?

«Sì e no. Non ci lavoravo full time, mi piaceva aiutare a tempo perso. I miei genitori mi hanno aiutato molto. Mio padre ha pagato il mio affitto quando mi sono trasferito. Avevano un credo. “Lasciamo che il ragazzo ci provi. Vediamo che succede.”»

 

3e757f3d-5b7d-458d-994a-8c9eee6eff45Nella tua testa, sapevi che saresti diventato famoso?

«Non penso che si trattasse della fama. Ho sempre sentito una sorta di sicurezza nella musica. Come gli Iron Maiden, è un mondo nel quale entri e chiudi le porte dietro di te, ed è lo spazio nella tua testa, il tuo posto dove puoi nasconderti dal mondo. Ed è sempre stato così per me. Ero un grande fan di Steve Harris.

Amavo il fatto che suonasse così veloce da non potergli vedere le dita.

Lo chiamavamo ‘The Misty Sausages’.»

 

Hai mai incontrato Steve Harris?

«No, mai.»

 

Se lo incontrassi, gli racconteresti di ‘The Misty Sausages’?

«Sì, certo. Non stavamo provando a prenderlo in giro. Era un tributo. In realtà, sarebbe stato un bel nome per una tribute band.  Steve Harris’ Misty Sausages.»

All’inizio, c’era un’aria di occulto intorno alla band. Era qualcosa in cui eri coinvolto seriamente o era semplicemente un’immagine divertente?

«No, non era questione di immagine. Quando sei giovane, ti fai queste domande esistenziali, e inizi a leggere filosofia e a leggere delle religioni. Vedi i tuoi amici che si convertono al cristianesimo, o a qualcos’altro. Riguardava di più il fascino, andare a cercare questi libri rari nelle biblioteche. Abbiamo sempre cercato di onorare i maestri con quello che facciamo, e allo stesso tempo mantenere la nostra ironia a riguardo.»

Negli anni ‘90, la Scandinavia era la casa della musica satanica.

«Sì, all’epoca quando ci chiamammo His Infernal Majesty, ricevemmo un sacco di critiche da parte delle band di black metal, erano del tipo, “Che diavolo state facendo? Suonate questo hard rock mediocre e usate il nostro immaginario!”»

Avete mai avuto problemi fisici con i fans del black metal?

«Suonavamo in questo posto nel centro della Finlandia. Metà del pubblico erano queste persone goth-black metal che ci sputavano addosso. E l’altra metà erano dei testimoni di Jehovah che tenevano in mano la Bibbia e pregavano. Noi eravamo tipo, “Che diavolo succede?”

E il posto era pieno! Eravamo tipo “Certo, prenderemo i nostri soldi, fate quello che volete.”»

Vi sentivate come dei bambini strani nell’angolo?

«È stato così per un po’. Non proprio pericoloso, ma era… avventuroso. Ma eravamo felici di essere i bambini strani nell’angolo. Era bello essere degli outsiders. E in un certo senso lo siamo ancora. Tutto il genere Love Metal è un grosso dito medio alzato a tutti i generi e a qualsiasi altra cosa, in realtà non importa. Suoniamo la musica che vogliamo e le cose escono dai nostri cuori.

È ancora così. È divertente che la gente non sappia ancora metterci in un genere. E penso che questo sia un bel posto dove stare.»

Gli HIM non hanno impiegato molto a farsi notare fuori dalla Finlandia. Come è stato trovarsi in mezzo a questa cosa?

«È stato come essere sulle montagne russe. Col primo album abbiamo ricevuto un sacco di merda in Finlandia, penso che abbiamo fatto un concerto in Svezia o qualcosa del genere. Dopo siamo andati in Germania per la prima volta. Abbiamo suonato davanti a 200 o 300 persone, stava andando davvero bene. Poi abbiamo incontrato John Fryer, il produttore: era come parlare con un uomo inglese per la prima volta, essendo nel grande edificio della BMG per un incontro. Tipo, “Che diavolo è questo?” E poi John ha fatto da una sorta di apripista, siamo andati a Rockfield in Galles per registrare Razorblade Romance.

Dopo di ciò, si è scatenato l’inferno. Abbiamo pubblicato una canzone chiamata Join Me In Death in Germania, ed è diventata No.1, il che è folle con un titolo del genere. E l’album Razorblade Romance ha raggiunto il No.1 all’inizio del 2000. Tutto ad un tratto eravamo su una limousine e nei grandi talk shows. Abbiamo suonato molto in TV, un sacco di show per ragazzi.»

 

7209db5f-ab1b-4ca1-881d-4494a0bd4706Vi piaceva?

«Ne ridevamo. Non avevamo mai avuto i soldi o la possibilità di viaggiare e stavamo assorbendo molte informazioni.»

Parliamo di HER. Com’è stato fare un cambio di sesso?

[ride] «Ah, la questione HER. C’era American Him – un progetto di arte poco pregiata di un ragazzo di Chicago. Era tipo, “Questa è la mia identità, e questo è molto importante per me.” Poi tutto d’un tratto, è stato come [mima il gesto di sventolare un sacco di soldi in faccia a qualcuno]

‘Cha-ching, cha-ching, cha-ching’, e lui era come, “Okay, potete usarlo.”»

Quanto avete pagato?

«Non ricordo. Penso migliaia di dollari. E questo è stato un grosso problema per noi, ma fa parte della mitologia del rock’n’roll, ci sono un sacco di storie come questa. Devi riderci sopra. Anche i Nirvana hanno avuto lo stesso problema. Ho sempre avevo la sensazione che stavamo camminando in un sentiero di mostri. In ritardo, ovviamente.»

Con Razorblade Romance avete capito che il mondo si poteva aprire agli HIM?

«Nessuna rock band si augura di essere famosa solo in Germania. Ovviamente, avevamo assaggiato un po’ di successo, volevamo espandere il nostro territorio, come i cani che fanno la pipì in giro. Quello che abbiamo fatto è stato un album chiamato Deep Shadows And Brilliant Highlights, che è andato bene.

Questo ci ha reso possibile andare in tour per la prima volta nel sud dell’Europa. Alla BMG nel Regno Unito non fregava un cazzo di noi, perciò abbiamo risparmiato tutti i nostri soldi e li abbiamo spesi per un bus e un pub tour in Inghilterra.

Forse abbiamo fatto 15 concerti, e c’erano tipo venti persone ad ogni concerto.»

Com’è stato?

«È stato eccitante. Essere a Birmingham per la prima volta: Sabbath, Priest, tutto questo. Era il posto preferito dalle leggende. Tipo che poteva essere l’orinatoio dove Ozzy aveva fatto pipì nel’68.»

Ti ricordi il primo concerto in Gran Bretagna?

«È stato così tanto tempo fa. Sono abbastanza certo che non fosse a Londra. Abbiamo suonato in posti come Bradford e Leeds. Abbiamo fatto una note goth in questo club, e tutti ci odiavano. Abbiamo suonato per venti minuti e poi ce ne siamo andati. Ewan McGregor era nell’hotel, mi ricordo questo.»

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Quali sono state le tue prime impressioni dell’America?

«Non avevo aspettative. Siamo stati lì per un viaggio una tantum nel 2000. Avevamo appena incontrato Bam Margera di Jackass, e ci aveva invitati a suonare a Philadelphia ad una festa. Abbiamo suonato per trenta minuti. Alcuni l’hanno amato, altri l’hanno odiato. Siamo tornati indietro più o meno due settimane prima del crollo delle Torri Gemelle.. c’è una foto di me in un furgone e si possono vedere le torri come mie corna. E’ davvero inquietante.»

Ti hanno dato fastidio le associazioni di satanismo al tuo nome?

«Veramente no. Quando ci incontri capisci che non siamo totalmente diabolici. Solo un po’.»

Come hai fatto a gestire quel primo impeto di successo?

«Ci ha fatto diventare pazzi? Penso che fossimo un po’ pazzi anche prima. Ma il successo è arrivato passo dopo passo e continente dopo continente. Penso che sia stata una fortuna non avere un successo mondiale improvviso, perché questo avrebbe fatto uscire di testa chiunque.»

Nei vostri primi tre album c’eri tu sulla copertina. Il fatto che sembrava che tu fossi il volto della band ha causato qualche attrito con gli altri?

«Forse dovresti chiederlo a loro. Con il primo album, avevamo solo l’idea di un’immagine artistica, e ha funzionato. Con Razorblade Romance, l’immagine era iconica e divertente, come se Michael Jackson avesse incontrato Marc Bolan. E siccome ha funzionato bene, abbiamo continuato sulla stessa linea anche per il terzo.»

Odierai questa domanda. Cosa ne pensi del fatto di essere un sex symbol?

«A dire il vero, non so cosa sia un sex symbol. I complimenti mi piacciono, ma ho sempre preferito quelli fatti alla musica. Sono un nerd. Mi piace parlare della musica.»

Love Metal è stato un enorme passo Avanti per la band, sicuramente nello UK. Com’è stato esserci in mezzo?

«Per me, con Love Metal abbiamo trovato l’identità della band. Siamo stati in tour così tanto, e abbiamo iniziato a lavorare su del materiale che era più in stile Sabbath, e sentivamo che l’Heartagram era più grande della mia faccia o della faccia di chiunque altro. Volevamo quel simbolo. Ecco perché l’abbiamo messo su Love Metal. Musicalmente, ha tutti gli elementi.

Per me, era come un momento di realizzazione: “Questo è quello che siamo, e questo è quello che faremo.”

La realizzazione creò unità e forza nella band, perchè stavamo andando tutti nella stessa direzione. I tour stavano andando davvero bene, stavamo ottenendo maggiori attenzioni in Inghilterra, le cose stavano iniziando a partire in America.»

ac5fc59f-9f39-43e6-a6e9-ca5aa3473d90Con l’album seguente, Dark Light, siete diventati la prima band finlandese ad ottenere il disco d’oro in America. Devi essere orgoglioso di questo risultato?

«È stato l’unico disco d’oro che non ho dato ai miei genitori. Ma è una di quelle cose, quando stai lavorando bene, sei molto impegnato tutto il tempo e non riesci ad apprezzare i frutti del tuo lavoro. Non ti puoi fermare perché le cose stanno andando bene, più concerti, più canzoni. È stato così per molti anni. Ed è probabilmente un qualcosa che mi ha portato fuori alcuni anni dopo.»

Venus Doom era un album molto diverso. Sembrava che stessi sfidando te stesso.

«Devi sempre sfidare te stesso. Non ha senso andare di routine. Si rifà alle mie origini, My Dying Bride, I primi Anathema, i vecchi Paradise Lost. Volevamo realizzare un album super-heavy, super-slow, incasinato. Era una specie di grido d’aiuto distorto, su tutti i livelli. Per quanto riguarda l’umore, in quel momento ero in un posto piuttosto scuro, partecipavo a molte feste, avevo una relazione difficile.»

Quanto è diventata buia la situazione?

«È diventata abbastanza cruenta. Bevevo moltissimo e non riuscivo più a dormire, vomitavo e cagavo sangue, non mangiavo per settimane e vivevo solo di birra.

È stata dura.

È quello che noi finlandesi chiamiamo ‘automedicazione’. Quello che provi a fare per prima cosa è andare alle feste, e all’inizio ti aiuta, ma quando devi sempre alzare la gradazione alcolica, e devi bere una cassetta di birra solo per arrivare ad un livello normale, poi ti fai un paio di bicchieri di Jack Daniel’s e sei al top. E dopo ricominci. Quando lo fai per mesi e mesi, ti consuma molto velocemente.»

Qual è stato il punto più basso di quel periodo?

«Beh, c’è stato il mio primo crollo nervoso. Stavamo registrando Venus Doom. Mi sono alzato senza capire dove fossi, con un grande gufo del nord sul mio davanzale, che mi bubulava.

Ero, tipo, “Che cazzo sta succedendo? Questo è tutto così surreale, c’è un gufo sul mio davanzale, dove mi trovo?” Non mi ero lavato per giorni. Ero sporco e ubriaco e gonfio.

Quella è stata la prima volta che ho dovuto chiamare i ragazzi e il produttore e dire “Non posso venire allo studio oggi”.

Tutto d’un tratto, non puoi far fronte alla realtà. Sembra che tutto stia crollando, perdi il senso della prospettiva, perdi il senso del passato, presente e futuro. Non so come spiegare. Deve essere diverso da persona a persona.»

Come hai fatto con la registrazione dell’album?

«Ho cercato di prenderlo il più alla leggera possibile, di mangiare qualcosa giusto per passare la giornata. E poi mi è risultato più facile quando siamo andati a Los Angeles per il mixaggio, ma una volta che il mixaggio ha iniziato ad andare bene, ho iniziato a bere ancora.

E allora la situazione si è fatta davvero critica, e ad un certo punto ho detto al nostro manager “Non posso farcela, ho bisogno d’aiuto”. Sono andato dai medici che mi hanno detto “Devi andare subito al pronto soccorso”. Ho detto “Non posso, perchè devo fare un’intervista”.

È divertente, ci stavo scherzando sopra, ma tutto era incasinato. E allora Seppo, il nostro manager, mi ha aiutato a trovare un posto a Malibu dove ho potuto prendermi un periodo di pausa. Questo ha aiutato davvero. E dopo questo, sono stato sobrio per circa quattro anni.»

Il resto della band ti è stato d’aiuto?

«È molto difficile parlare di queste cose. Non siamo americani nel senso che possiamo condividere e prenderci cura l’uno dell’altro facendo una sessione terapeutica. Quello che hanno fatto è stata una cosa molto scandinava, che è stata lasciarmi i miei spazi.

E rispetto questo tipo di supporto. Probabilmente erano molto preoccupati e cercavano di immaginare se la riabilitazione stesse andando bene, o se stava per ricominciare tutto da capo e mi sarei ubriacato di nuovo. È diventata una questione di orgoglio per me rimanere sobrio, e realizzare un album da sobrio, che è stato Screamworks.

Era semplicemente un’altra angolazione.»

Il Golf è la classica attività sportiva di recupero per le rock star. Hai mai pensato di praticarlo, uscire con Alice Cooper e così via?

Nah, non sono un tipo sportivo. La cosa della AA è: “Ho una malattia che non può essere curata, e hai bisogno di un potere superiore”. Ricordo che ero al centro di recupero, e dovevi dire la Preghiera della Serenità: “Dio dammi la serenità di blah blah blah…” Non potevo usare quella parola.

Ogni volta che era il mio turno di recitare questa preghiera, dicevo: “Ozzy, dammi la forza e la serenità per andare avanti…”

Pensi che tornerai ancora su quel sentiero?

«Quando le mani di Gas si sono rotte, mi sono ubriacato per la prima volta dopo anni. Ed è stato divertente, e dopo questo ho passato un anno abbastanza duro. È bello andare nel lato oscuro a volte, e poi apprezzi anche l’altro lato. Non si può fare quello che facciamo ed essere sempre ubriaco.

Quando sei un po’ più giovane ti puoi spingere un po’ oltre, ma poi fai degli show di merda e non è giusto nei confronti di chi ha pagato il biglietto e ha viaggiato per vederti, e non è giusto nei confronti degli altri ragazzi della band. Si tratta di trovare il giusto equilibrio.

Sono un ragazzo on-and-off. Se bevo, bevo davvero, per molto tempo.

E se non bevo, non bevo per niente.»

Parliamo di qualcosa di più leggero. Chi è il tuo artista preferito?

«Sono un fan dell’arte, ma sono quel tipo di ragazzo che avrebbe preferito avere un pennello di Picasso piuttosto che un quadro di Picasso. Ho sempre trovato il processo per ottenere qualcosa e le idee che ci stanno dietro molto più interessanti che i pezzi d’arte.

Al momento, mi piace molto Austin Osman Spare, anche se è molto più che un artista: lui è un mago e un libero pensatore. L’epoca in cui è vissuto, agli inizi del ventesimo secolo, è stata un’epoca interessante, e ha molto a che fare anche con l’arte attuale… come, quando, dove e perché è stata creata.

Caravaggio o chiunque altro, sono tecnicamente dei gran pezzi, ma non mi dicono niente perchè non posso capire com’era la vita quando vennero creati.»

A proposito dei film? La vedi nello stesso modo?

«Amo le persone che portano la propria personalità in quei film. Vado a periodi. Lo faccio sempre. Sono ossessionato da una cosa per volta. A un certo punto ho amato Hitchcock, poi sono stato preso da Luis Buñuel e tutte quelle cose.

Anche da Maya Deren: lei era un regista donna surreale, una persona pazza, in senso buono.

La maggior parte del tempo, riguarda i personaggi. Sono stato dipendente dalle biografie rock’n’roll. Leggevo anche degli artisti che non amavo molto. Ma mi interessava come erano arrivati lì.

Probabilmente avrei dovuto fare l’antropologo. Non lo so, ho trovato qualcosa di interessante.»

Sei mai stato tentato di recitare?

«Ho avuto offerte nel passato. Niente di grosso, niente d’interessante. Ma non sono un attore.

Ho sempre pensato che dovremmo vendere circa 80 milioni di copie prima che io diventi un attore, un pittore, un cantante d’opera o un personaggio della TV.

Credo che ci voglia una certa quantità di noia per provare questa strada.»

Chi sono le tre persone, vive o morte, che inviteresti a cena?

«Cazzo… questa è una domanda difficile. Gesù Cristo sarebbe ovviamente uno. O persone come Edgar Allan Poe, HP Lovecraft, Austin Osman Spare. Ma non sceglierei tre persone dello stesso ambiente, avrei bisogno di persone che litigassero.

Paperino, Mussolini e Anton LaVey.

In realtà, per essere onesto con te, probabilmente inviterei i miei compagni. Potrei essere il cameriere, cercando di capire di cosa stanno parlando.»

Hai detto che un sacco di rock stars sono insicure sotto la superficie. E tu?

«Dipende. La cosa bella della nostra band è che potremmo essere pretenziosi e eccessivamente sfarzosi per quanto riguarda la musica, ma non abbiamo un alter-ego quando si tratta di noi come persone, siamo chi siamo e quello che vedi è quello che ricevi, nel bene e nel male.

Rende le cose molto più semplici, se non piaci alla gente, possono andare a farsi fottere.

È l’attitudine più semplice. Perchè ti evita un sacco di pensieri. Consente al piccolo disco fisso, il tuo cervello, di concentrarsi sull’essenziale. Che nel nostro caso è quello di rubare riff e mettere i pezzi in un ordine diverso e rivendicarli come la nostri.»

C’è una parte di te che pensa, “Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Adesso posso vivere di rendita”?

«No. Ci sono momenti in cui mi annoio o sento repulsione quando vedo una chitarra acustica. Dopo un tour lungo, o dopo un album, puoi avere una sorta di blocco del musicista. Pensi “Chi diavolo me lo fa fare?

È tutto, ho finito”. Ma poi ci sono discussioni che non posso fare a parole, posso farle solo musicalmente. È quella melodia, quel momento…

È una comunicazione senza parole, ed è una comunicazione con te stesso, una sorta di meditazione. Da qualche parte, se trovi quelle note che ti portano in un posto nella tua testa dove non sei mai stato prima, o note che ti riportano all’infanzia, o in autunno, o in un posto dove non sei mai stato prima. È questo che rende la musica veramente interessante.

Per me, è un posto segreto, un modo per evadere. È molto meglio di alcol e droghe.»

0cce795d-5d0d-43e8-b6a9-8239375820c5Non ascolti mai I tuoi vecchi dischi pensando, “Chi è questo ragazzo”?

«Oh sì. Non passo il tempo ascoltando i nostri dischi vecchi, ma quando abbiamo iniziato l’ultimo disco, ho fatto capolino indietro, solo per controllare cosa avevamo fatto. A volte sei talmente immerso in quello che stai facendo che sei convinto di reinventare la ruota, e quando torni indietro e ascolti una canzone pensi “Oh, cazzo, questo è esattamente lo stesso riff che ho scritto nel ’99!” o in qualsiasi altra epoca. Succede tutte le volte. C’è un sacco di roba che non farei adesso, ma poi di nuovo, capisco che abbiamo fatto tutto per una ragione all’epoca. Era come ci sentivamo allora, e penso che l’onestà sia la cosa più importante.»

Quanto sei orgoglioso dell’eredità degli HIM?

«Beh, sono orgoglioso di essere amico di questi ragazzi che mi hanno supportato attraverso anni orribili, orrendi e meravigliosi. Questo è il mio modo personale di pensare all’eredità.

È abbastanza raro vivere la vita con i tuoi migliori amici, in giro per il mondo, facendo esperienze meravigliose e orrende, incontrando grandi persone, facendo nuove amicizie in continenti lontani. Sicuramente non ho più il talento per diventare qualsiasi altra cosa.

Questo è tutto il danno cerebrale che ho fatto a me stesso.»

Fonte

heart

Traduzione  italiana  di Claudia Micacchioni, Katia Arduini-

Revisione a cura di Marianna Piersante e Fabiana Urbisci.

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

 

Daniel Lioneye, ‘Aetherside’ Video Premiere in esclusiva

daniel-lioneye-2016-2-2Bentornati, Daniel Lioneye!

Sono passati otto anni dal secondo album della band, ma torneranno il 19 agosto con il loro album giustamente intitolato Vol. III e stanno collaborando con Loudwire per portarvi un nuovo video. Date un’occhiata in esclusiva alla clip di “Aetherside”.

 

Per chi non lo sapesse, i Daniel Lioneye sono il chitarrista Linde Lindstrom, il bassista Mige e il tastierista Burton degli HIM e il batterista Sepi. Il video, diretto da Matti Penttila, è incentrato su un uomo mascherato da maiale e il suo amico mascherato che partecipano ad una festa all’aperto di notte piena di creature mascherate. Tutto questo fa da sfondo alla canzone “Aetherside”, che è un rock pesante pieno di distorsioni.

Mige ci ha detto, “Per dimostrare la sua testi controversa una volta per tutte, Dr. Daniel Lioneye e la sua crew immaginaria di mostri hanno tentato di raggiungere l’altro lato dell’universo quantistico, e contattare gli esseri indicibili che occupano questi vuoti scuri, allucinanti. Il rituale ha avuto successo oltre le aspettative. Rispondendo alla chiamata ipnotica del Dr. Lioneye, un Messia alieno ha viaggiato attraverso vasti oceani di realtà/possibilità, e ha penetrato quella in cui viviamo. L’esplosione psichica della sua venuta ora sta riecheggiando nell’inconscio collettivo della nostra specie, segnando l’inizio dell’era dell’acquario. Questa è la testimonianza di questi eventi.”

Se vi piace quello che vedete e sentite, controllate Vol. III dei Daniel Lioneye, disponibile in preordine via Amazon e Omega Order.

Fonteheart

Traduzione  italiana  di Katia Arduini.

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

DANIEL LIONEYE: Linde Lindström racconta come hanno dato vita al loro nuovo album feroce.

 daniel-lioneye-2016-2-2La passione di Linde Lindström per la musica gli ha permesso di raggiungere traguardi incredibili. Meglio conosciuto come chitarrista degli H.I.M., la sua insaziabile voglia di crescita nella musica l’ha portato ai livelli musicali più alti e ha fatto di lui uno dei musicisti più impressionanti. Tuttavia, è importante notare che il suo lavoro alla chitarra elettrica non è limitato al love metal, genere che ha contribuito a creare. Infatti, il suo progetto parallelo, Daniel Lioneye, presenta alcuni dei suoi lavori più importanti sino ad oggi.

Quando si sono formati nel 2001, i Daniel Lioneye in origine erano composti da Ville Valo (HIM) alla batteria, Mige (HIM) al basso e Linde (HIM) alla chitarra e alla voce. Lo stesso anno, hanno pubblicato “The King Of Rock ‘n’ Roll” in Finlandia e Germania, un album ‘ironicamente’ psichedelico di stoner rock. Esibendosi ai festival in Finlandia con il nome ‘Daniel Lioneye And The Joint Rollers’, la loro musica ha raggiunto presto il pubblico internazionale quando la title track dell’album è stata selezionata come tema per lo show di MTV di Bam Margera, Viva La Bam. Nel 2006, “The King Of Rock ‘n’ Roll” è stato il brano finlandese più suonato nel mondo (subito dopo Sibelius, naturalmente).

Nel 2008, Linde ha voluto realizzare un album dei Daniel Lioneye completamente diverso dall’ultimo. L’album seguente, intitolato semplicemente VOL II (The End Records), era un album di rock n’ roll estremo molto più pesante del primo, notevolmente influenzato dal black metal. L’album parlava della vita di tutti i giorni – divorzio, rapportarsi con situazioni difficili e con la gente, psicosi da cannabis, incubi estremi, realizzazione di se stessi, sesso, traslochi, cavarsela da soli, gestire la rabbia e l’universo.

Adesso, i Daniel Lioneye hanno collaborato ancora con The End Records (US) per realizzare VOL III, la cui uscita è prevista per il 19 Agosto. L’album è, per molti aspetti, una combinazione dei due tentativi precedenti. Crogiolandosi nel bagliore magnetico dell’aurora boreale, questo album tratta di crisi esistenziali – depressione, delusione, essere perso, non avere significato. Jason Price di Icon Vs. Icon recentemente ha incontrato Linde Lindström per discutere della sua vita musicale, del making of di ‘Vol. III’ dei Daniel Lioneye e di quello che il futuro gli riserva.

Partendo dall’inizio, quale è il primo ricordo della musica nella tua vita?

Mia mamma mi cantava una ninna nanna leggermente fuori tono.

Come hai iniziato a farti coinvolgere nell’ arte e nel suonare la chitarra?

Da ciò che ricordo, sono sempre stato affascinato dalla chitarra. Ho sempre saputo di voler essere un musicista. Imploravo i miei genitori a comprarmi una chitarra e finalmente ne ricevetti una mini acustica come regalo di Natale quando avevo 10 anni. Ho iniziato a prendere lezioni da subito. Ero molto motivato. Ho iniziato a suonare presto in ogni tipo di band.

Cosa ci puoi dire sul processo di trovare la propria voce creativa come musicista?

È un processo in corso. Più si invecchia e più si diventa sicuri. Almeno nel mio caso. Per me la cosa più importante è stata accettare me stesso così come sono e non ascoltare la gente che mi diceva come suonare o cosa fare con la mia vita. Sono un suonatore di blues a memoria.

Chi erano alcuni degli artisti e delle persone dietro la scena che hanno contribuito a plasmare l’artista che vediamo oggi?

La vita in generale. Tutte le persone e gli animali della mia vita. Tutta la musica che ho sentito. Iggy Pop, Black Sabbath, Jimi Hendrix, Kingston Wall, Nachtmystium, Elvis Presley solo per dirne alcuni.

Sei chiaramente molto motivato quando si tratta della tua carriera. Cosa ti ha mantenuto ispirato negli anni come artista e cosa ha alimentato il tuo fuoco creativo?

La musica per me è la via naturale per trattare tutte le emozioni e le difficoltà nella mia vita. Ogni giorno, la vita è la mia ispirazione. Normalmente quando mi prendo una pausa da tutto, la roba inizia ad uscire fuori.

Stai per rilasciare “Vol.III” dei Daniel Lioneye. Sono passati 8 anni dall’ultima uscita. Cosa ha reso questo momento adatto per la nuova registrazione?

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Ho lavorato sull’album per diversi anni, ogni volta che avevo tempo o quando ne avevo voglia. Volevo quasi non finisse. E’ stato un processo fantastico. Quindi, in pratica è il momento perchè è pronto, semplice.

Quali sono state le tue ispirazioni o gli obiettivi di quest’album quando hai iniziato? C’è stato qualcosa che volevi provare e che non eri riuscito a fare in passato?

Veramente non avevo nessun obiettivo. Non sento nulla quando scrivo qualcosa, semplicemente esce da qualche parte. Finisco col fare sempre le cose in maniera differente. Non ripeto roba vecchia. Volevo che questo album fosse meglio del precedente e volevo provare a produrre un sound vocale mai ascoltato prima. Ce l’ho quasi fatta.

Per i fan che hanno già familiarizzato col tuo lavoro precedente, questo album in che modo si paragona e come si differenzia?

In un certo modo è la combinazione tra “The King of Rock ’n Roll” e “Vol II”. Più cantato meno ringhiata. Più riff sofisticati, più melodia. Liricamente parlando il tema dell’album è la depressione, la crisi esistenziale.

Hai lavorato insieme ad altri membri della band per anni. Cosa ti fanno uscire a livello creativo?

Mi sento a mio agio con loro, musicisti incredibili e grandi persone. Noi lavoriamo sulla stessa frequenza. Mige ha scritto la maggior parte dei testi di quest’album e loro si sentono ancora bene e intimi con me. Questo dice molto.

Cosa ci puoi dire del processo di scrittura per la tua musica? Cosa è cambiato e cosa no negli anni?

Come ho detto precedentemente, non sento nulla quando scrivo qualcosa, esce da qualche parte. Una melodia, un riff, un ritmo, qualunque cosa. Poi programmo le batterie su Pro Tools e suono gli altri strumenti e mando i demo ai ragazzi. Un processo molto diverso se paragonato a “King of Rock n Roll”. In quel periodo siamo andati allo studio per cinque giorni senza materiale, ci siamo ubriacati e il resto è storia (ride). L’unica cosa simile a tutti e tre gli album è che le tracce base, le batterie, il basso e le chitarre sono state registrate in cinque giorni.

Quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare per portare in vita l’album?

Sono pigro ma spensierato. Mi è sempre sembrato di trovare qualcosa di più importante da fare piuttosto che registrare la mia voce. Non mi piace la voce umana, specialmente la mia. Ho registrato tutte le parti vocali da solo nel mio studio a casa. Oltre a questo, è andato tutto bene.

Hai vissuto con queste canzoni per un pò di tempo. Quale canzone di “Vol.III” ti rispecchia maggiormente?

daniel-lioneye-2016-1-1Ho un rapporto di odio e amore con la musica, come con ogni cosa in realtà. Dei giorni le canzoni sono i più grandi capolavori mai scritti mentre altri dell’inutile merda. “Blood on the Floor”, “Ravensong” e “Aetherside” sono le mie preferite.

Come senti di esserti evoluto come artista da quando hai iniziato professionalmente?

Ho imparato a fregarmene di quello che la gente pensa di me. Questo mi ha dato un sacco di libertà sia come artista che come persona.

Come artista puoi dire così tante cose sulla situazione attuale della musica. Cosa ti eccita nell’essere un artista che lavora?

La musica mi eccita. Ti devi solo concentrare sulle cose per le quali puoi veramente fare e dimenticare tutto il resto. In caso contrario, saresti sempre turbato.

Dove ti vedi diretto musicalmente nel futuro – sia a breve che a lungo termine?

Non ne ho idea. Non penso in questo modo. Credo che starò ancora trascrivendo delle cose musicali che verranno da me. Questo è tutto quello che posso dire.

Qual è il modo migliore per i fan per sostenerti in questa fase della tua carriera?

Se vi piace l’album, compratelo, non scaricatelo gratuitamente. Inoltre venite a vederci live!

C’è in programma un tour americano per questo album?

Nessun programma ancora per quanto riguarda gli US. Suoneremo 5 live in Finlandia all’inizio di settembre e si sta lavorando per alcuni live europei.

Molti giovani artisti ti possono prendere come ispirazione. Qual è la miglior lezione che puoi ricavare dal tuo percorso artistico?

Come ho detto prima, per me è stato imparare a non preoccuparmi molto di quello che le persone pensano di me e lasciarmi andare. In sostanza, fare conto su me stesso. Lo consiglio a tutti.

Clicca qui per vedere il video: Daniel Lioneye – Ravensong (Vol. III)

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Fonteheart

Traduzione  italiana  di Claudia Micacchioni, Katia Arduini.

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

Olet man kaikuluotain – Annie’s song

Annie’s Song è una canzone scritta e pubblicata dal cantautore John Denver nel 1974. È stata la sua seconda canzone a diventare numero uno nelle classifiche USA Billboard Hot 100 (per due settimane). Il brano è arrivata al numero uno anche nel Regno Unito, Irlanda (due settimane) e Canada.

Olet Mun KaikuluotainLa canzone è dedicata alla moglie di allora di Denver, Annie Martell Denver.

Denver dichiarò di aver scritto questa canzone in circa dieci minuti e mezzo un giorno su uno ski-lift verso la cima del Bell Mountain ad Aspen.

Annie's SongNe sono state realizzate diverse versioni, tra cui quella dell’artista finlandese Freeman. Il brano, il cui testo finlandese è stato scritto da Hector con il titolo Olet mun kaikuluotain, è stato pubblicato dalla casa discografica Love Records nel 1976.

Il 4 luglio del 2016, il frontman degli HIM, Ville Valo, ha pubblicato la sua versione del brano Olet mun kaikuluotain con la Love Records. La Love Records ha festeggiato così il suo 50 anniversario.

Ville ha dichiarato che “Questa è la canzone preferita dai giovani, il ritmo con cui molte notti insonni sono finite in lacrime. Anche oggi provoca brividi e pelle d’oca”.

Sei il mio radar2Il leader degli HIM aveva già parlato di questo brano in alcune interviste del 2009, affermando che Olet Mun Kaikuluotain rappresenta una delle canzoni che lo descrivono meglio, nonché, in generale, una canzone piena di significato, in grado di toccare una moltitudine di persone.

Olet mun kaikuluotain di Ville Valo è il primo rilascio con la Love Records dopo più di 30 anni. Il singolo è disponibile in digitale dal 4 Luglio. A fine estate sarà pubblicato su poche copie in vinile. L’11 luglio è stato pubblicato un video con la regia di Ykä Järvinen.

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 *Grazie a Krista Kajia  e Federica Mazzola per la traduzione dal finlandese.*
 
Link al video di John Denver: https://www.youtube.com/watch?v=C21G2OkHEYo
Link al video di Freeman: https://www.youtube.com/watch?v=pO9HbW7Fsv8

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English version:

Annie’s Song is a song written and published by the songwriter John Denver in 1974. It was his second song to become number one in the US Billboard Hot 100 charts (for two weeks). The song arrived at number one also in the UK, Ireland (two weeks) and Canada.

The song is dedicated to the then wife of Denver, Annie Martell Denver.

Denver claimed to have written this song in about ten minutes and half a day on a ski lift to the top of the Bell Mountain in Aspen.

Various versions have been realized, including one from the Finnish artist Freeman. The song, whose Finnish text was written by Hector with the title Olet mun kaikuluotain, was released by the record label Love Records in 1976.

On July 4, 2016, HIM frontman, Ville Valo, has published his version of the song Olet mun kaikuluotain with Love Records. Love Records has celebrated his 50th anniversary.

Ville said that “This is the favorite song by young people, the pace at which many sleepless nights have ended in tears. Today also causes chills and goose bumps“.

The leader of HIM had already talked about this song in interviews of 2009, stating that Olet Mun Kaikuluotain is one of the songs that describe him better, and, in general, a song full of meaning, able to touch a multitude of people.

Olet mun kaikuluotain of Ville Valo is the first release with Love Records after more than 30 years. The single is available digitally from July 4. At the end of the summer it will be published in a few vinyl copies. On July 11, it was released a video directed by Ykä Järvinen.

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Traduzione  italiana  di Claudia Micacchioni, Katia Arduini e Marianna Piersante.

Posted by Fabiana Urbisci

“È vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

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