In HIM we Trust

HIM IN MEXICO, MONTERREY e DF.

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27 Marzo, Escena, MONTERREY

Le aspettative, il desiderio e l’amorevole rimprovero per i molti anni di “assenza” sono stati superati e soddisfatti durante l’ultimo giovedì e venerdì di Marzo, quando gli HIM, dopo più di 8 anni che non lo facevano, hanno visitato il Messico e si sono esibiti in due diverse città: Monterrey e  Città del Messico.

Il 27 del mese e dopo un ritardo subito, i ragazzi Finlandesi che si erano fermati due giorni prima ad Houston, hanno lasciato il continente per iniziare il loro passaggio  verso i paesi del Centro e Sud America, noti per avere un pubblico appassionato che si diverte urlando, strappandosi i capelli e saltando quando si trova davanti ai propri idoli.

Anche se l’agenda segnava il loro arrivo quasi 24 ore prima, le condizioni metereologiche a nord della città non hanno permesso che questo avvenisse fino allo stesso Giovedì quando, dopo cinque voli cancellati, finalmente sono arrivati in Messico.

Nonostante ciò, ci ha sorpresi che l’atteggiamento della band non fosse denominato dalla stanchezza, ma dalla curiosità di sapere cosa aspettarsi con il pubblico Messicano, “vorrei che urlassero così come a Puerto Rico “ ha detto uno del loro Staff, che al momento ha anche fatto presente quanto fosse stato difficile arrivare a Monterrey ed ha fatto notare il desiderio che ne “fosse valsa la pena”.

Tra nebbia e sbalzi di temperatura i fan sono stati in fila dal giorno prima vicino al “Escena”, locale che avrebbe accolto la band dopo le 21 con una delle set list più complete degli ultimi tempi. La fila aumentava sempre di più, così come le bancarelle di merchandising non ufficiale per le strade, anche se l’ingresso è stato solo nel tardo pomeriggio.

La zona speciale preferenziale, le zone riservate, i balconi, il tutto in generale, i tavoli VIP, tutto era pieno di energia ed entusiasmo palpabile. L’attesa cresceva secondo dopo secondo , e il ronzio  di frasi come “non riesco a crederci” “ li voglio vedere” , “io non ci posso credere” ,  “che ora è”, “non ci posso credere”, “sta quasi per iniziare?”.

E così le luci hanno avvisato l’ingresso di Gas, Linde, Burton, Migé e Ville Valo che, con un sottofondo strumentale, si sono posizionati ognuno ai loro posti e si sono armati dei loro strumenti.

I fragorosi riff di “Buried Alive By Love” hanno scatenato l’adrenalina contenuta  nei fan messicani che per primi hanno visto gli HIM nel loro Paese, dopo tanto tempo e molti di loro li vedevano per la prima volta.

Salti, capelli sudati, braccia che annunciano emozioni diffuse, è stato uno scambio tra il palco e il pubblico e viceversa,  “Rip Out the Wings of a Butterfly” and “Right Here in my Arms”  sono stati accompagnati dai cori da tutti gli angoli del locale.

Ville ha sorriso ad una ragazza bizzarra che agitava le mani in alto e si è messo a ridere quando è caduto sul palco un top femminile  maculato molto leggero e dopo quando c’era un’altra  molto vivace che ha lanciato il reggiseno e scherzosamente Ville lo ha annusato e ha inviato un bacio in aria.

Con “The Kiss of Dawn” e “All Lips go blue”, l’atmosfera è diventata sempre più piena di entusiasmo, Burton ha accennato Join me in Death alla tastiera e questo è stato seguito da “Your Sweet Six SixSix”. Dei 19 brani scelti per la serata, ne sono risaltati due se non sbaglio, uno più dell’altro.

La presenza intermittente nel tour in nord America  di “It’s All Tears” non ha garantito la sua inclusione nella lista per essere suonata durante la serata a Monterrey. Ma non sono venuti soltanto per  far sentire speciale il reale pubblico, ma per annunciare un’ancora più scioccante sorpresa.

Ci siamo sbagliati a pensare che non ci potesse essere conclusione migliore di “When Love and Death Embrace”, tra luci bianche che raggiungevano ogni angolo del locale, quando gli HIM all’appello tradizionale di “un altro, un altro, un altro” hanno risposto con il capolavoro della loro carriera: “Sleepwalking Past Hope”.

Prima avevamo già avuto un bis quando Valo ha detto che doveva andare “in bagno”, ma nessuno se l’aspettava che tornasse di nuovo, tantomeno che sarebbero tornati con l’evoluzione di Burton, solo Burton e tastiera per far suonare il migliore degli saluti.

Dodici minuti di facce con bocche aperte e cuori gonfi, dodici minuti dove molti hanno messo via la fotocamera o il telefono non solo perché si erano scaricate le batterie. E’ stato un effetto ampliato attraverso il canto, un grazie da parte degli HIM nella lingua che sanno usare meglio: la musica fatta bene.

Così, Ville la sera è andato via con un gesto amichevole che e’ stato con i palmi incollati alle guance, con un  sorriso dolce, dicendoci che voleva andare a dormire.

28 Marzo, Pepsy Center WTC, CITTA’ DEL MESSICO

Monterrey è stato riservato, Città del Messico, alla follia. L’amore ha mille modi di esprimersi e, se posso, direi Monterrey potrebbe essere tradotto come un lungo, tenero abbraccio mancato, mentre Città del Messico è stato uno stringersi, un bacio strappato.

Le proporzioni del Pepsi Center sono più grandi e, quindi, può ospitare persone di diverse città. C’erano anche persone che campeggiavano fuori la sera prima e anche durante il giorno il sole era implacabile, l’umore e tutti abiti neri non sono stati intaccati.

Le porte si sono aperte alle 6:30 nel pomeriggio e la giornata è stata divertente grazie alla proiezione sugli schermi dei video dell’improvvisato progetto di interviste ai fan più impreparati, scatenando risate, fischi, e commenti di tutti i tipi e hanno permesso di affrontare meglio la “tortura” degli spazi per concerti generali a Città del Messico

L’assoluta necessità di essere vicino al palco porta sempre un mare di persone a stare in piedi sulla strada, spingendosi reciprocamente, gli stessi sono stati superati quando sono partite le note di BABL.

La scaletta non ha avuto varianti rispetto alla sera precedente, “Poison Girl”,  “Wicked Game”, “For You” and “Funeral of Hearts”, qualsiasi canzone che suonavano, per  gli HIM era come se non avessero mai smesso di cantare.

E quando le braccia di Ville si stringevano al cavo del microfono, Gas aggrottava la fronte, Migé spargeva il suo sudore ovunque, Linde stringeva i denti o Burton rimaneva lo stesso, il pubblico urlava, gridava e cantava sempre!

Il pubblico non si è stancato mai e la band sembrava contagiata dalla sua energia. Lo stesso Ville era dietro le quinte con un telefono cellulare con cui ha registrato, da una parte all’altra, i messicani che urlavano eccitati e ha detto che era qualcosa che avrebbe dovuto decisamente mostrare a sua mamma.

 

Una cosa particolare è avvenuta con “Tears on Tape” quando la band è stata sorpresa con un regalo dal suo pubblico messicano. Il progetto è iniziato quando il fan club Heartabolikal Città del Messico giorni prima ha organizzato  e diffuso, attraverso i social network , un’attività per fargli arrivare un messaggio.

Centinaia di palloncini bianchi con le parole “Kiitos” (grazie in finlandese) e simboli “malachim” di Tears on Tape che sono stati distribuiti il giorno del concerto, sono stati stampati in linea con la forte ed elevata richiesta di quella canzone.

Appena hanno iniziato a suonare questo pezzo omonimo all’album, i fan qui e là hanno gonfiato i loro palloncini e li hanno mostrati da vicino, da lontano anche dai balconi in alto, quindi Ville ha fatto una faccia sorpresa, gli occhi spalancati, labbra serrate, un sospiro e un sorriso.

Al termine di “Tears on Tape”, è stato Ville che ha detto “Kiitos” e i palloncini hanno iniziato a volare dappertutto riempiendo l’aria di apprezzamento, amore, sentimenti e una richiesta: quella di tornare presto.

Poi Ville ha introdotto la band in spagnolo, il “guitarrista”, il “bajista”, il “baterista” e con un po’ ‘più di difficoltà, il ”teclatista”. Ha fatto finta di andare a fare un pisolino per poi tornare continuando a suonare, ha ripetuto più volte che stava di fronte ad un pubblico davvero meraviglioso, ha detto “te amo” e ha lasciato intendere che  c’è l ‘intenzione di tornare presto.

Nel frattempo, la band ha dato sfoggio delle loro esecuzioni, Migé e Linde erano felici con il loro modo di impegnarsi con le corde, la concentrazione di Linde alla chitarra e Migé cercava di guardarlo insistentemente in faccia. L’ accurato supporto e il ritmo della batteria di Gas  e Burton, sorridente, appartato, discreto e maestoso nel suo SPH solista.

Fuori ci dicono che i sogni a lungo accarezzati sono più piacevoli quando si realizzano, e sì, il Messico è famoso per essere appassionato ed euforico. In Messico si sta piangendo di felicità e ora gli HIM lo sanno, grazie ai volti dei suoi fans con sorrisi salati per la gioia.

Il Messico aveva bisogno di questa interazione e agli HIM si deve questa esperienza. Nessuno ha fatto niente di sbagliato e la set list è stata degna dell’ultimo dell’anno e ha rispettato le aspettative del pubblico. Mentre gli HIM suonavano, è stato riabbracciato il passato con storie che sono riemerse e sono stati costruiti nuovi ricordi, fatti di sorrisi che sostengono quelle speranze che confidiamo, non dovranno aspettare a lungo.

 

 heart

 

Traduzione italiana a cura di Floriana Pugliese – Revisione a cura di Claudia Micacchioni e Katia Arduini

Fonte

“E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo che telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.”

 

Posted by H_T

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