In HIM we Trust

HIM live@KOKO, Londra 01/11/2013

 

Grazie infinite al nostro amico Marcello Negrelli per aver condiviso la sua esperienza con noi: leggere le sue parole ci ha catapultate nuovamente al KOKO, facendo vibrare di nuovo il nostro cuore come in quella notte. 
heart

HIM live@KOKO, Londra 01/11/2013

di Marcello Negrelli

1460989_10200875001859733_445159138_nGuardo e riguardo i video e le memorie di quello che è stato uno dei momenti più belli nel mio cuore: non so se lo faccio per ricordare, se per sentirmi bene o per farmi male.

Tutto è cominciato da una città scoperta solo cinque mesi prima, Londra: tranquilla, affollata, storica, moderna, classica, bizzarra… ovunque ti giri c’è qualcosa di nuovo da scoprire, tutto quello che non ti aspetteresti è dietro ad ogni angolo, poi scendi dalla metro, fermata “Camden”, qualche chilometro verso sud ed ecco un edificio come gli altri, alquanto bizzarro e antiquato come questa affascinante zona della città da cui prende il nome la fermata dalla quale sono da poco salito, differente per un’unica scritta sulla porta principale, “KOKO”. 

Ecco come l’ emozione che ti accompagna dalla mattina si affaccia alla bocca dello stomaco, senza pretese di vicinanza arriviamo a porte ormai aperte: la coda viaggia con la rapidità di un’attesa che volevo continuare a consumare perché tutto potesse durare qualche attimo in più, e dopo quella che sembra essere stata al massimo una mezz’ ora entriamo al KOKO, anzi pardon, in teatro.

E chi l’ avrebbe mai detto, il concerto si sarebbe tenuto in un teatro… WOW! Era tutto così azzeccato, così consono, e dopo un quarto d’ora sorprendente e molto piacevole con i Caspian, gruppo strumentale che ha accompagnato gli HIM in questo tour per l’ Europa, ecco l’ attesa straziante: passano minuti su minuti, lunghi e lenti, sorrisi misti ad attesa… l’ attesa di poter vivere all’ istante ciò che hai aspettato per anni, ed ecco qui… “Unleash the red”.

Con la misteriosa strumentale finalmente entrano i ragazzi. Si comincia con “All lips go blue”: mai canzone più azzeccata per aprire il concerto, immediata e carica, suona come l’inizio ideale dello spettacolo, un saluto di Ville e seguono le tracce una dopo l’altra, senza attesa.

La voce è limpida e piena come una sola volta in passato mi era capitato di sentire, in quelli che sono ormai dieci anni di concerti ammirati, gli strumenti suonano insieme e ben distinti, tutti sembrano in gran forma e si procede con “Buried alive by love”, “Right here in my arms”, “Kiss of dawn”.

Ecco… “Kiss of dawn”, canzone nata come una dedica ad un amico scomparso non più di qualche anno fa, l’ assolo di Linde che si prolunga intenso e pieno di talento; al suo fianco Migé sempre in sintonia. Ville torna dopo quella che sembra essere stata un’ uscita per valorizzare l’importanza degli strumenti e di coloro che li suonano in modo così naturale; la sua voce suona, suona come una grido, non stridulo e tantomeno rude, ma dolce e triste… triste come la lontananza, per poi chiedere un brano che sembra essere stato il volto dell’ “assenza”.

Vola “I will be the end of you”.

Tutti ad aspettarla, ed eccola finalmente: suona la tastiera di un compostissimo e così “a luogo” Burton e le note sono quelle di “Join me in death”… malinconica, dolce e disperata pietra miliare del gruppo. Senza “Join me” forse nessuno saprebbe veramente dire cosa sono gli HIM: musica e voce si fondono per assumere la forma di una freccia al cuore, che lì rimane per raccontarci “Your sweet six six six” e “Passion’s killing floor”.

Tears on tape” ti entra dentro… la via è spianata e le parole entrano malinconiche e tristi in un cuore che continua a riempirsi di gioia. Rude e forte è l’ intro di “Wicked game”, anch’ essa una perla intonata dai ragazzi ancora agli albori degli HIM, immancabile in ogni singolo concerto ma questa volta nuova. Ebbene sì, nuova, perché non unica, al suo interno un omaggio a una delle canzoni più “Doom” mai create dal gruppo: “WLSTD” al secolo “When love start sto die”, di questa un intermezzo nell’ assolo suonato insieme e con il sorriso stampato sul volto dei membri della band, per poi chiudere con il loro “gioco malvagio”.

Ora “It’s all tears” è perfettamente a suo agio, si chiude e apre, si alza e abbassa con il ritornello che tanto è caro agli HIM: la voce si modula e gli strumenti parlano in quello che sembra… no, è un inno a Satana, dedica ai “Type O Negative” su un riff dei “Black Sabbath”, band sempre ammirata dai ragazzi.

Continuano “Soul on fire” e “Into the night” diverse ma complementari.

Ora… che si aprano i cuori e si sciolgano le anime: “The Funeral of hearts” si racconta in una poesia dove l’ amore è indissolubile. Ville ne è la voce e Linde, Migé, Gas (implacabile e dedito come sempre, anzi addirittura rinvigorito dalle sofferenze di quel polso che sembravano significare la fine di tutto) e Burton le parole, la magia rimane ma i fautori salutano, fortunatamente solo per un brevissimo “Arrivederci”.

I fan gridano e le statue sporgenti dai muri cremisi del “KOKO” si facevano vive mentre la band torna sul palco con la nuovissima ed accattivante “Hearts at war”. 

Poi secondi di attesa e in me una speranza che avrei afferrato con i denti se solo avessi potuto toccarla: speravo fosse lui, speravo fosse Emerson a cominciare…

Ed ecco le note malinconiche e soavi, inconfondibili al desiderio “Sleepwalking past hope”: è la mia chimera, cicatrice chiusa nel cuore fin dal 2008 a Firenze.

Il teatro la esalta e i ragazzi la suonano come fosse un simbolo: il simbolo della dedizione nel creare una canzone di dieci minuti senza mai perdere il filo e rendendola piacevole secondo dopo secondo… la voce di Ville scende sotto terra riempiendo tutto attorno e dentro di noi.

-“So I paint you no more”- … suona e suona la melodia degli HIM limpida e straziante come sempre ma con lo spettro della fine. Spettro subito scappato con l’arrivo dell’ intro della nuova “Hearts at war”, traccia che chiude il concerto accompagnata dal definitivo “Alla prossima” della band che, come ultimo dono ci lascia il suo bacio, “Kiss the void”.

In tanti anni non avevo mai visto i ragazzi così euforici e pieni di passione sul palco.

Ho chiuso quest’ esperienza per me così profonda con il sorriso sulle labbra, un sorriso che ancora solca il mio viso… 

 

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